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Manager per incarico di Dio

Padre Dr. Josef Kastner OSB, cellerario dell’Abbazia Benedettina di Ettal


Abbazia Benedettina di Ettal > Manager per incarico di Dio


P. Dr. Josef Kastner OSB, Cellerar der Benediktinerabtei Ettal

Manager nel segno di Dio

Padre Dr. Josef Kastner, cellerario dell’Abbazia Benedettina di Ettal, sulla validità della Regola per il pensiero direttivo dei nostri giorni.

Management moderno, economia aziendale e Regola di San Benedetto; questo è quel che padre Dr. Josef Kastner deve conciliare in una grande azienda di tipo tutto particolare. Da 25 anni, infatti, ricopre nell’abbazia Benedettina di Ettal l’ufficio di cellerario: questa qualifica, tratta dalla Regola benedettina, significa in realtà “semplicemente” cantiniere. Oggi, però, il cellerario si occupa di tutte le questioni economiche dell’abbazia. Alla direzione del 63enne monaco è affidata tutta una serie di singole aziende, che nel loro insieme devono – molto laicamente! – realizzare profitti, dal momento che i benedettini, che costituiscono il più antico degli ordini monastici maschili d’Occidente, devono sostentarsi da soli conformandosi alla volontà del loro fondatore: “poiché i monaci sono davvero tali solo se vivono del proprio lavoro”.  


Motivation: padre Josef, cosa L’ha spinto ad entrare in monastero?

Dr. Kastner: qui ad Ettal ho frequentato da studente il liceo ed il collegio fino alla maturità. Dopo aver studiato a Monaco di Baviera e a Roma (ingegneria meccanica, teologia, economia aziendale) nel 1957 scoprii la vocazione della mia vita nell’educazione cristiana dei giovani, così come viene praticata qui da noi: comprensione cristiano-umanistica del mondo e dell’uomo, amore per il prossimo, comunità, disponibilità ad aiutare gli altri, preghiera e lavoro – senza alcuna esagerazione competitiva. 

Motivation: come si diventa cellerario di un’abbazia?

Dr. Kastner: credo che dovrebbe essere destinato a farlo chi sta e rimane con entrambi i piedi a terra, chi continuamente dialoga sia con i suoi superiori sia con i confratelli, la fiducia dei quali gli consente di prendere le sue decisioni o, almeno, dovrebbe consentirglielo. Il cellerario non deve essere titubante né inconcludente, deve padroneggiare la teoria e la prassi, preparare accuratamente le proprie decisioni e perseguire quegli scopi che s’integrano nella strategia complessiva. Deve essere così come ci si aspetta che sia un dirigente e così com’è definito nella nostra Regola: “viene eletto cellerario chi ha esperienza di vita ed un carattere maturo…”. 


Motivation: l’ordine benedettino è un ordine autosufficiente che si mantiene da solo: questo ha portato all’allestimento di diverse attività economiche. Quali sono le Sue competenze qui?

Dr. Kastner: due sono i compiti principali che dobbiamo assolvere nell’abbazia: il primo è rappresentato dalla lode a Dio e dalla cura delle anime, il secondo dall’educazione e dalla formazione di studentesse e studenti, che attualmente sono 326, nel liceo e nel collegio maschile. Per fare ciò non è necessaria solo la devozione ma ci vuole anche molto danaro. Rimane infatti, nonostante le tasse scolastiche e le sovvenzioni statali, un deficit di tre milioni di marchi. Con quattro milioni di marchi stiamo, inoltre, allestendo un nuovo monastero in Sassonia. Tutto questo deve essere finanziato. E’ per questo che abbiamo una serie di attività aziendali, di cui io sono l’amministratore: il birrificio, la distilleria dei liquori, l’albergo con ristorante, il negozio dell’abbazia, la casa editrice artistica, la libreria, e ancora un’azienda agricola, una silvicola e una di giardinaggio, una panetteria ed alcune attività artigiane. Circa 200 collaboratori – ecclesiastici e laici – mi aiutano nell’assolvimento dei miei compiti.

Motivation: dal Suo punto di vista la Sua attività professionale può paragonarsi a quella di un manager nel libero mercato? 

Dr. Kastner: in parte un cellerario può sicuramente paragonarsi ad un manager laico, almeno per quel che riguarda il raggiungimento di “successo aziendale”, “rendita del capitale investito” e “soddisfazione della domanda”. Questi scopi, però, rappresentano per lui soltanto delle premesse essenziali per poter soddisfare, oltre alla copertura delle spese per la sopravvivenza, compiti religiosi e volti al bene comune. Dal momento che un monastero non può contare sugli introiti della tassazione ecclesiastica, abbiamo messo su attività rispettabili, che destano meraviglia in molti laici. Tuttavia sia la definizione dello scopo sia il percorso seguito per raggiungerlo sono di natura completamente diversa: “tutto vien fatto per glorificare Dio”. Il che si traduce sul piano pratico nel fatto che tutto quel che è contrario a questo scopo non viene incluso nel management e deve essere rifiutato dall’abbazia.

Motivation: Il che non è poi così diverso neanche in un’azienda laica.

Dr. Kastner: sicuramente vi sono delle somiglianze con aziende laiche, poiché anche noi dobbiamo o rimettere in sesto attività, che attraversano una fase negativa, o liberarcene. Ad ogni modo, però, ci concediamo qualche piccola stravaganza: vi sono attività tradizionali, che non possono essere semplicemente dismesse, essendo state avviate, un tempo, con grande saggezza e lungimiranza. Prima di passare ad un’attività di tendenza preferiamo aspettare fino a quando non siamo del tutto sicuri che quella vecchia non abbia più alcuna possibilità di sopravvivere.

Klosterbrauerei Ettal


Motivation
: Quali tecniche di management sono irrinunciabili per Lei?

Dr. Kastner: preferisco uno stile di direzione collegiale e, prima di ogni decisione, mi sforzo di ascoltare il parere di chi in quel dato problema è direttamente coinvolto. Poi, però, la decisione dev’essere presa con una certa autorità, a prescindere dal fatto che sia stata maturata da me o da altri. Quel che oggi viene “venduto” ed apprezzato come metodo manageriale è per i benedettini un dato già scontato: “fate tutto consigliandovi. Non dovete ascoltare solo gli anziani ma anche i giovani”. Potrei affermare che, dopo la democrazia della Grecia classica, siamo proprio noi i democratici più antichi. Nel “vecchio ordine” le decisioni importanti venivano e vengono prese con la partecipazione di tutti nell’“Assemblea dei Fratelli”, il capitolo, che in un certo senso funge anche da organo di controllo. Nessun abate, nessun rettore, nessun cellerario può decidere da solo e questo è rimasto immutato nei secoli. San Benedetto esorta l’abate e quindi, in definitiva, ogni superiore alla guida dei collaboratori: “mostri ora la severità del maestro, ora la bontà del padre…, egli deve dimostrare verso tutti lo stesso amore e deve trattare tutti ugualmente in ragione delle loro virtù cioè capacità”. 

Motivation: come definirebbe il “management creativo”?

Dr. Kastner: ritengo che noi quadri dirigenti dovremmo continuamente adattarci alla domanda, tenere il polso dei tempi, riconoscere tendenze e sviluppi e regolare di conseguenza la nostra produzione. Dal 1990, per esempio, rileviamo una riduzione del traffico turistico. I cittadini tedeschi preferiscono accettare le più economiche offerte verso l’estero. A questo punto dobbiamo sicuramente migliorare ulteriormente il nostro servizio, compiacere i nostri ospiti, far tesoro delle antiche tradizioni, che in passato ci hanno portato molti ospiti, predisporre infine nuove offerte. Nel nostro caso queste potrebbero consistere in piatti particolari con la possibilità di visite guidate al birrificio ed alla chiesa.

Motivation: la Sua professione primaria o, forse, secondaria di sacerdote è un aiuto per l’assolvimento dei Suoi compiti?

Dr. Kastner: solitamente il sacerdozio non è un ostacolo per essere un buon manager, obbliga invece in maniera determinante ad agire in modo consapevole e responsabile.

Motivation: cosa consiglierebbe ai dirigenti non religiosi?

Dr. Kastner: di sforzarsi di essere amorevoli verso gli uomini.

Motivation: come motiva i Suoi collaboratori?

Dr. Kastner: provo a premiare l’impegno e i successi e a dimenticare presto, dopo averne discusso le cause, i fallimenti. Si ritiene, tuttavia, che potrei senz’altro lodare più spesso.

Motivation: Le rimane ancora del tempo per coltivare interessi personali, che favoriscono la Sua motivazione e la Sua rigenerazione?

Dr. Kastner: il mio “secondo amore” è ancora la costruzione di macchinari e mi capita ancora,  in fucina, di riprendere in mano la saldatrice. Inoltre amo cucinare, ho un debole per gli orologi antichi e mi dedico alla fotografia artistica. Alla rigenerazione servono ottimamente la preghiera comune, il lavoro nel bosco e lo sport. 

Intervista di Dorothea Greven
e-mail: p.josef@kloster-ettal.de



La Regola di San Benedetto

Ancora oggi, sostituendo ad alcuni termini religiosi quelli di azienda, quadri dirigenti e collaboratori, la Regola, che San Benedetto scrisse nel 6º sec. per ordinare la vita nella sua comunità monastica, continua ad avere la sua validità:

L’abate deve sapere quale compito difficoltoso e impegnativo si assume: guidare uomini e servire alle particolarità di molti. Tuttavia deve rivolgersi ad uno con parole affettuose, ad un altro con parole di rimprovero, ad un terzo con parole di persuasione. Egli deve adattarsi alle particolarità ed alle capacità d’intendere di ciascuno e darvi ascolto.

 L’abate si dimostri buono nella sua pratica di vita piuttosto che soltanto a parole.

Sappia di dover aiutare più che governare – così sappia l’abate che la colpa sarà attribuita al pastore, quando il padrone troverà manchevoli le sue pecorelle. Ma le pecore, che in disobbedienza si sono opposte alle sue cure di pastore, saranno punite con la morte eterna.

L’abate decida dopo aver ascoltato il consiglio dei fratelli. Faccia poi quel che è più proficuo.