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L’ESTERNO
L’asse
del complesso abbaziale è orientato in direzione ovest-est. Davanti alla chiesa,
che ne è il baricentro, si estende un cortile di grande effetto di circa cento
metri per cento. Sulle bianche facciate intonacate si stagliano in ocra i
cornicioni e le finestre con timpani ad arco ribassato tipiche dello Zuccalli.
Entrando dal portone occidentale e procedendo verso la chiesa si passa accanto
alla cosiddetta “Schwedensäule” (colonna degli svedesi), che ricorda
l’invasione svedese del 1632 avvenuta nel corso della Guerra dei Trent’Anni.
Passando per il piazzale lievemente in salita lo sguardo viene rapito dalla
facciata della chiesa e dalla cupola che la sovrasta. Ripartita su due piani e
scandita verticalmente da semicolonne, la facciata, sporgendo, riveste il
retrostante corpo di fabbrica mentre, volgendosi indietro, si collega alle torri,
che pure ne vengono abbracciate. Tra le colonne e le paraste si notano finestre,
finestre cieche e nicchie, che contengono le statue marmoree dei dodici apostoli.
Delle tre arcate della facciata solo quella centrale consente realmente
l’accesso alla chiesa, mentre le due laterali sono murate, poiché per ragioni
statiche non vi si rese più possibile il passaggio originariamente progettato.
Le finestre a tutto sesto semitompagnate e l’assenza di un coronamento della
facciata lasciano intuire, che la chiesa non poté essere portata a termine
secondo il progetto originario. Del resto questo s’intuisce anche osservando i
due campanili che, rifiniti in maniera diversa nel 1853 e nel 1907, presentano
una parte sommitale che non corrisponde minimamente al progetto dello Zuccalli.
Il campanile medievale, che si scorge a destra della cupola e che sin
dall’incendio del 1744 è dotato di un tetto a spioventi provvisorio, avrebbe
dovuto essere abbattuto secondo i programmi in età barocca una volta completate
le due torri. E’ così che quel campanile è divenuto oggi una veneranda
testimonianza, anche se nella veduta d’insieme rappresenta un elemento di
disturbo. Che la cupola a doppia calotta, alta circa settantuno metri, ricopra
l’ambiente maggiore della chiesa è un fatto che dall’esterno non
s’intuisce immediatamente. La cupola è sostenuta da contrafforti, che
risalgono al periodo gotico e i cui profili furono sagomati solo in età barocca.
A questi contrafforti corrispondono i costoloni che scandiscono la copertura in
rame della cupola, sui cui spicchi si aprono due oculi allineati verticalmente.
La cupola culmina in una lanterna, che, accuratamente lavorata e circondata da
una ringhiera, termina con un coronamento in forma di obelisco, sul cui vertice
è posto un pomo sormontato da una croce.
Salendo
pochi scalini ed entrando nell’atrio attraverso un portone ligneo provvisorio
risalente dall’età barocca, lo sguardo si rivolge in un ingresso gotico al
portale interno. Questo portale risale alla prima fase costruttiva della chiesa.
Dalle ricche e complesse modanature, che convergono verso l’alto in un arco
ogivale, emerge nello spazio sopra la porta, il timpano, una crocifissione,
completata ai lati dalla coppia dei fondatori, l’imperatore Ludovico il Bavaro
e sua moglie Margherita d’Olanda, i quali, se per un verso si rivolgono al
Crocifisso, dall’altro sembrano quasi invitare il visitatore ad entrare in
chiesa.
L’INTERNO
Inondato
dalla luce che giunge dall’alto lo sguardo viene richiamato dall’altezza
della cupola piuttosto che dall’altar maggiore, che ha davanti. Innanzitutto
è opportuno ricordare un fatto: la costruzione gotica era caratterizzata dal
numero dodici: dodici erano i suoi lati e dodici i suoi angoli; undici sono le
finestre che illuminano la chiesa. Sul dodicesimo lato non può aprirsi una
finestra, poiché come nella costruzione gotica, pur se in forme diverse, anche
oggi vi si apre l’arco d’accesso al coro. Agli angoli interni della fascia
maggiore e del tamburo furono addossate nel corso della ristrutturazione barocca
delle paraste, che fanno apparire circolare l’ambiente, che è suddiviso in
quattro fasce orizzontali. Al di sopra di un’alta zoccolatura si sviluppa
infatti la fascia maggiore, che è quella più alta e che funge da parete
d’appoggio per gli altari. Separato da questa da un’ampia banda orizzontale
e da una trabeazione molto aggettante si nota il tamburo, sul quale si aprono le
finestre e che nella sua parte orientale reca un affresco. Ancora più in alto,
nuovamente demarcata da una pronunciata fascia orizzontale, si sviluppa la
cupola, nella cui parte inferiore s’evidenzia una zona dipinta con finte
architetture. Gradualmente le murature e gli stucchi vi si tramutano in dipinto.
Il cielo affrescato nell’intradosso della cupola deve creare l’illusione che
la chiesa sia scoperta: la solidità della realtà vi si muta così in irrealtà.
In questo si rivela l’intenzione tutta barocca di lasciare che il divino
irrompa nella realtà terrena. L’età barocca osa infatti raffigurare questo
cielo, che è un dato spirituale, visivamente, “lassù”, “sopra di noi”.
Nell’ambiente sottostante la solidità - lo spazio architettonico in sé con i
suoi contorni definiti – e il movimento si contrappongono. Nelle loro forme
fiammeggianti, guizzanti e pulsanti gli stucchi, al pari degli altari con le
loro cornici, sono stati concepiti come in costante azione, sentiti come in
continuo movimento: essi si fermano solo per quell’attimo in cui li si osserva.
E’ come se le figure dei Santi, disposte agli altari come in un girotondo,
fossero coinvolte in una sacra conversazione o stessero per intonare un canto di
lode al Signore. Solo per un momento sembrano arrestarsi. Ad entrambi i lati di
ciascun altare mediano grandi cortine sono sollevate verso l’alto per
consentire al visitatore di osservare la scena del dipinto. I tipici ornamenti
rococò, così frastagliati e simili a conchiglie (definiti “rocaille” in
gergo tecnico), danzano sul cornicione maggiore, irrompono negli archi delle
finestre, si posano sul fondo oro dei pennacchi: ovunque v’è continuo
movimento su di uno sfondo immobile. I putti alle cantorie e agli altari di
Straub costituiscono un ulteriore elemento di movimento.
In
due gruppi di tre gli altari minori, pur asimmetrici in sé, costituiscono come
triade un insieme chiuso ma nuovamente simmetrico. A sinistra vi s’inserisce
il pulpito briosamente mosso, adornato dei simboli degli evangelisti e coronato
con l’avversario del male, l’arcangelo Gabriele; anche se inglobato
nell’ambiente circostante il pulpito conserva una propria autonomia. Se sei
delle undici pareti vengono impegnate dagli altari, sono tre quelle che occupa
la cantoria dell’organo che, sorretta da quattro colonne marmoree, si protende
decisamente nell’ambiente. A sua volta quella dell’organo è affiancata da
altre due cantorie più piccole, che non hanno altra funzione se non quella di
costituire un naturale completamento architettonico e decorativo. In secondo
piano e armoniosamente collegati alla parete, vengono a collocarsi i
confessionali, che con il colore caldo e bruno delle loro impiallacciature e
quello bianco e dorato dei loro coronamenti conferiscono al tutto un tocco
particolare. La decorazione e l’arredo dell’ambiente maggiore sono stati
progettati e sentiti come un insieme omogeneo: infatti è come se in un certo
senso gli altari e i confessionali, che certamente non sono pezzi mobili
dell’ambiente, si sviluppassero dalle architetture. Soltanto il fonte
battesimale, con sul coperchio il popolare gruppo eseguito ad intaglio e
rappresentante Gesù che riceve il battesimo da Giovanni il Battista, sembra
essere stato collocato lì a caso: evidentemente l’età barocca non assegnò
al fonte battesimale lo stesso significato, che gli aveva dato il medioevo o
quello che vi attribuiamo noi oggi. All’interno il regale accordo cromatico di
base è dato dal bianco e dall’oro, appena interrotto, ma solo sulle paraste,
dal rosa e dal verde antichi: sugli altari il rosa antico e il grigioverde, più
spenti, fanno da contrasto ma in tono minore. Le strutture lignee di questi
altari sono dipinte ad imitazione del marmo e le statue dei santi sono state
colorate in modo da sembrare figure d’alabastro: questo effetto illusorio, che
intenzionalmente rinuncia all’utilizzo di materiali “autentici”, vuole
rendere chiaro ed evidente il carattere effimero di questo “sacro teatro”
barocco. Per l’uomo del 18º sec., per i contadini e per i boscaioli della
zona, che a stento lasciavano i pochi chilometri quadrati in cui vivevano, tutto
ciò avrebbe dovuto costituire un’esperienza in senso religioso sia meditativa
sia infervorante. In questo modo quel che si può percepire attraverso le
immagini finisce con l’acquisire carattere didattico: l’assemblea dei fedeli
riunita nei banchi si vede al cospetto della famiglia terrena di Gesù (altare a
destra dell’arco del coro: Sacra Famiglia); della comunità degli apostoli (altare
a sinistra dell’arco del coro: Cristo risorto tra gli apostoli); dei
rappresentanti della storia spirituale della chiesa, delle figure dei suoi santi,
delle guide della chiesa, i vescovi (altare mediano a sinistra); dei
rappresentanti della comunità spirituale benedettina (la morte di Benedetto
nell’altare mediano a destra), com’è naturale che sia in una chiesa
appartenente a quest’ordine, e infine al cospetto dei martiri (nel più
esterno a destra) e delle martiri (altare più esterno a sinistra), che diedero
la loro vita per la Fede e per le loro convinzioni. Su tutto domina gigantesco
il “cielo” in cui sono rappresentate la gloria e la magnificenza della
comunità benedettina nella sua storia: centinaia di benedettini e di figure
importanti della loro comunità vi sono riunite nella lode della divina Trinità.
In direzione dell’arco del coro si può vedere il padre della comunità
benedettina, Benedetto da Norcia, che, con espressione trionfante, solleva lo
sguardo verso la santissima Trinità alla presenza dell’immagine
misericordiosa della Madonna di Ettal recata da un angelo. A destra, in
prossimità dell’asse trasversale dell’affresco della cupola, è ancora da
notare la figura di santa Scolastica, sorella di Benedetto e fondatrice del ramo
femminile dei benedettini. In tutto sono 431 le figure, che si muovono
nell’affresco della cupola, che fu portato a termine in quattro semestri
estivi da J. J. Zeiller aiutato, probabilmente, da cinque o sei apprendisti.
Sulla parete al di sopra dell’arco del coro viene spiegata l’origine
dell’abbazia e della chiesa in un dipinto, nel quale è rappresentata la
leggenda della loro fondazione: un angelo in vesti di monaco consegna
all’imperatore la madonna marmorea con l’incarico di fondare il monastero.
Anche questo evento è stato rappresentato in forme decisamente teatrali. Il
dipinto è delimitato da una cornice in stucco molto mossa al pari del
sottostante cartiglio collocato al culmine dell’arco del coro e contenente lo
stemma dell’abbazia e quello dell’abate Benedetto III Pacher, che resse il
monastero dal 1739 al 1759 e sotto il quale si conclusero i lavori di rifinitura
dell’ambiente: sullo stemma un unicorno (simbolo di Gesù Cristo) si inchina
davanti all’immagine della Madonna di Ettal. In ossequio alle disposizioni del
Concilio Vaticano II relative al rinnovamento dell’ufficio divino l’altare
principale della chiesa è collocato dal 1968 sotto l’arco del coro,
permettendo così un’unione stretta fra l’assemblea dei fedeli e il suo
capo, il sacerdote. Questo altare (lo stemma è dell’abate Karl Groß, che
resse l’abbazia dal 1961 al 1973) è un’opera recente ispirata alle forme
degli altari laterali mediani. E’ ancora da menzionare l’organo
sfarzosamente ornato, opera originale di Georg Hörtherich. L’arco del coro,
stretto per le proporzioni dell’ambiente maggiore, introduce a quello
ellittico in cui è collocato l’altar maggiore. Qui l’atmosfera si fa
completamente diversa e un carattere opposto a quello rococò si rivela
attraverso una decorazione, che appartiene ormai ad un altro stile, quello del
primo classicismo: non vi sono più forme mosse e vivaci ma solo una fredda ed
elegante severità, tuttavia un po’ asettica e priva di fantasia. Anche se il
“cielo” dipinto sulla sua volta ne sdrammatizza l’aspetto serioso, le
pareti di questo coro, che riprende sostanzialmente la suddivisione in fasce
orizzontali dell’ambiente maggiore, sembrano la facciata di un palazzo
rigirata all’interno. Al pari dell’altar maggiore la zoccolatura è
realizzata in materiali autentici: qui marmo nero italiano lì quel marmo di
Ettal, che fino al 19º sec. veniva estratto tra Ettal e Oberammergau; le fasce
superiori sono in stucco colorato ad imitazione del marmo (gesso levigato e
lucidato). Le Virtù dipinte da Knoller in alto tra le finestre simulano figure
di stucco. Di colori vivaci è il dipinto della volta: Cristo circondato da
figure veterotestamentarie va incontro a sua madre, Maria, che sta procedendo
verso l’eternità, quest’ultima rappresentata nel dipinto dell’altar
maggiore. La scena della volta e quella dell’altare costituiscono dunque un
insieme organico, le cui immagini sembrano violare la realtà dell’ambiente.
Il dipinto dell’altare certamente non raggiunge col suo carattere freddo
l’intenso colorismo del dipinto della volta. Originariamente s’era pensato a
una realizzazione scultorea della rappresentazione dell’altar maggiore, cosa
che sarebbe stata ben più esuberante (ne esiste un disegno di Ignaz Günther).
La struttura in marmo massiccio dell’altar maggiore si sviluppa dalla
ripartizione degli spazi come un arco trionfale, emergendo in un certo senso
dalla parete. Non già il risultato visibile oggi ma sicuramente la sua forma
originaria è dovuta ad Enrico Zuccalli. Sulla mensa dell’altare è posto il
tabernacolo che, realizzato in forma di tempio, custodisce il Santissimo e, in
una nicchia, l’immagine piccola ma monumentale della Madonna di Ettal, che da
lontano s’intravede appena. Questa “Keisermadonna” (madonna
dell’imperatore), che nel medioevo secondo le convinzioni dell’epoca era un
segno dell’autorità imperiale concessa per grazia di Dio, è da sempre il
baricentro di Ettal. Colorata in origine, dall’età barocca in poi essa fu
vestita. Dal punto di vista storico-artistico la statuetta è una testimonianza
dell’orientamento classicheggiante registratosi a partire dal tardo 13º sec.
nell’arte italiana. Realizzata in un laboratorio pisano poco dopo il 1300 essa
è probabilmente un dono della città di Pisa, fedele all’impero, a Ludovico
il Bavaro.
Inglobata
nel complesso abbaziale la chiesa di Ettal, sia nelle sue originarie forme
gotiche sia in quelle successive alla ristrutturazione barocca, ha una struttura
insolita e per questo difficilmente trova raffronti. Come monumento
architettonico la chiesa è tra le più significative espressioni del barocco in
Germania meridionale. La preziosissima e raffinata decorazione interna della
cupola è una testimonianza, di come le forme profane del rococò di corte – i
cui impulsi s’irradiavano innanzitutto dalla capitale Monaco di Baviera –
potessero adattarsi ad un luogo sacro. Diventa così visibile non solo il
documento di una cultura plurisecolare ma anche un punto centrale e focale della
vita ecclesiastica e benedettina. |